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Antonello De Rosa : una vita per il teatro.
Inserito il 07 luglio 2008 alle 10:38:00 da angi. IT - TEATRO

All’alba del debutto con “Opera di periferia” di Beppe Lanzetta, regia di Pasquale de Cristofaro, incontro Antonello De Rosa nella chiesa sconsacrata di “Sant’Apollonia”,in Salerno, da anni teatro di emozioni forti. De Rosa e’ un’artista dalla cosiddetta “botta emotiva”. I suoi spettacoli ti emozionano e ti costringono a pensare .
Nasce a Salerno nel 1973. Il balcone della sua casa affaccia sul teatro naturale de “I Barbuti”. Forse un segno del destino.
Io parto a bruciapelo:“cosa e’ il teatro” -gli chiedo- “il collegamento tra reale ed irreale: e’ una porta che ci permette di arrivare dove la ragione ci impedisce di giungere“-mi risponde.


“Il tuo primo incontro con il teatro?”
- “a 6 anni, organizzai uno spettacolo con tanto di pubblico e costumi curatissimi“. E ‘ questa un’altra caratteristica di Antonello che non ha mai lasciato nulla al caso in fatto di costumi e scenografia; “perché -gli chiedo- tutta questa attenzione, quasi umaniacale, agli abiti ed alla scenografia?”
-“perché l’emozione“- mi risponde- nasce innanzitutto dall’immagine“.
Attento da sempre alla rappresentazione della dignita’ del dolore, il suo , in molti casi, e’ stato un teatro di denuncia. Indimenticabile” Fratellini” di Francesco Silvestri. La storia di un uomo che si prende cura, contro il volere della madre, del fratello affetto da una malattia inconfessabile, costretto dagli eventi ad occuparsene nei limiti orari imposti dalla Santa Messa.
Gli chiedo un commento sulla sua ultima opera sull’Olocausto “I Campi di Dora” seguita a “Paragrafo 175“ (entrambe di Claudio Grattacaso, con la regia di Antonello De Rosa)., che affrontano la stessa ignominia umana. Antonello non mi risponde, rimane senza parole:“sulla Scioà’…non ci sono commenti“- aggiunge.
Le parole di De Rosa si accendono quando parla del suo grande amore per la teatro- terapia:“ ho realizzato due film con meravigliose persone affette da disturbi psichici….può sembrare gia’ detto, ma la vera follia la vedo altrove. Mi ha lasciato un senso di purezza nell’animo l’incontro con queste anime splendide; e’ come se il dolore le avesse purificate: hanno attraverso il fuoco, purificandosi dalla “zozzura“ che hanno incontrato sul loro cammino. Sono la cosa piu’ importante della mia vita adesso..come l’amore…si’ l’ho incontrato-afferma rispondendo ad una mia domanda- adesso vorrei riprovarla quella adesione al sentimento totale“.
Colpiscono queste parole, Antonello a volte appare schivo, quasi come se una pellicola lo ricoprisse, ma a tratti in questa pellicola si apre uno squarcio e la sua fragilita’ e pulizia d’artista vero divampa.
“Qual è il lavoro al quale sei piu’ affezionato?”- netto risponde - “Le cinque rose di Jennifer“, di Annibale Ruccello“. La madre di Annibale alla fine dello spettacolo ha detto ad Antonello: “Se fosse stato vivo tu saresti stato un attore prediletto di Annibale“.
“Cosa e’ l’arte Antonello?”“ il sentimento nella sua forma piu’ alta“- “e la volgarita’”- “il sentimento nella sua forma piu’ infima. Sono i due estremi“- mi risponde.
“Fate presto, soprattutto per i quasi quarantenni, e’ stata una botta emotiva forte e coinvolgente. Con questo spettacolo racconti l’inciviltà della classe politica che ha gestito il dopo-terremoto in Irpinia. Complimenti al tuo coraggio: hai fornito un triste affresco di quella che era una parte della classe politica meridionale negli anni ’ 80“.
L’ultima fatica e ’ uno spettacolo di Beppe Lanzetta , in scena dall’11 al 20 al Maschio Angioino di Napoli, dove, con la regia di Pasquale De Cristofaro, affronti il tema del disagio in zone periferiche come Scampia“.
“Non bisogna dare la colpa solo allo Stato: emergere dallo stato di degrado si puo’, affidandosi a se stessi e trovando altre strade, evitando di rimanere immobili nell’attesa di un intervento esterno. La strada indicata in questo spettacolo e’ l’amore, con la sua potenza rivoluzionaria e salvatrice“.
“Grazie Antonello… a proposito, a chi ritieni di dover dire grazie?”- “A mia madre, donna d’amore ma non di fronzoli, che mi ha detto “bravo” dopo 25 anni di teatro, e a me stesso: a quella parte di Antonello che incita l’altra parte a non mollare mai…d’altronde il teatro e’ la mia vita…non potrei respirare altro“.


Angela D’Onofrio intervista Antonello de Rosa


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