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Un regista classico, ma sopra le righe: Giuseppe Malandrino
Inserito il 17 dicembre 2006 alle 15:43:00 da angi. IT - TEATRO

Un atto d’amore verso le bellissime anime incomprese: 4/48 PYCHOSIS (il titolo allude all’ora notturna in cui secondo le statistiche si pensa maggiormente al suicidio). E’ IL CANTO D’ADDIO DI SARAH KANE. Il suicidio è il tema principale di 4/48 PSYCOIS, dramma glaciale violento dall’esplicita tessitura poetica. 4VOCI e 4 CORPI raccontano il progressivo frammentarsi di un’anima divorata dalla follia e dalla mancanza d’amore, il richiamo della morte e la volontà di lottare,l’ultimo disperato ed inascoltato grido d’aiuto.La messa in scena è un omaggio a lei SARAHH, a tutte le anime bellissime ed incomprese passate su questa terra e a tutti coloro che stanno lottando per abbattere la loro voglia di morte: NON MOLLATE!
Quando il teatro è rispetto delle regole, disciplina, studio, ma anche trasgressione, attenzione ai mutamenti del tempo, agli “sconosciuti”., a quelli che la società dei nostri tempi chiama perdenti, Giuseppe Malandrino da una voce ad anime bellissime. Da giovanissimo incontra il teatro con Pasquale De Cristofaro, frequentando la sua bottega teatrale, anche se Giuseppe ama legare il suo primo incontro con il teatro al “brivido provocatogli dall’allestimento di un dietro le quinte di un gruppo amatoriale composto da quattro siede e due lenzuoli legati da mollette per i panni.”. Si perfeziona all’Accademia Capitol con maestri del calibro di Carlo Croccolo e Ruggiero Cappuccio. Poi frequenta laboratori di scrittura diretti da “Francesco Silvestri” ed “Enzo Moscato”, il corso di regia diretto dal regista di opere liriche “Beppe De Tomasi” che lo sceglie come suo assistente regista nello spettacolo “Operiamo” nella rassegna “Cantiere d’arte” di Montepulciano. Partecipa al corso di regia diretto dal regista “Pino Di Buduo”; approfondisce lo studio della nuova drammaturgia napoletana insieme all’associazione Traccedombre e alla regista-autrice-attrice Rossella Valitutti che di tale associazione è fondatrice.

Lo incontro in un pomeriggio di dicembre infreddolito, ma sempre con l’aria di chi sta osservando il mondo da un’altra dimensione...

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Scrittura drammaturgica, regia e recitazione
teatrale, un teatrante con la T maiuscola.

- Quale la tua più grande passione tra le tre?
La regia, senza dubbio.
E poi ….in ordine?
Scrittura teatrale e recitazione.

- Quale, tra i tuoi maestri, ti è rimasto nel cuore?
Tutti mi hanno insegnato qualcosa, ma Moscato mi ha
incantato!Un genio del teatro, ma di un’umiltà unica.

- So che tu, tra i primi a Salerno , hai rappresentato testi della nuova drammaturgia napoletana e poi Copi, Sarah Kane, insieme all’associazione Traccedombre, fondata dalla regista Rossella Valitutti
Che mi riporti alla mente…Sarahhhhhhhh…….come la chiamavamo affettuosamente durante la realizzazione del testo teatrale “Psicosi delle 4/48” di cui tu Angela, Francesca Golia, Francesca Miglino e Imma Sorrentino, siete state protagoniste. Un testo poetico, meraviglioso, che consiglio a tutti di leggere e che vorrei riproporre al più presto.

- E dello spettacolo“Solitaria”, ideato da te?
E’ stato uno spettacolo sperimentale, infatti era
composto solo da azioni eseguite dall’attrice Franca Villani e da musiche.

- Cosa mi dici………….senza parole?
Sì, siamo stati coraggiosi.

- Infatti è piaciuto molto: la gente è assettata di innovazione.Cosa ti affascina del teatro contemporaneo?
Senza nulla togliere al teatro classico, trovo che i testi contemporanei trattino temi contemporanei utilizzando un linguaggio più vicino ai nostri tempi, presentando personaggi come: ransessuali, “tossicodipendenti”, “malati di aids”,portatori di handicap e relative problematiche. Io sono attratto, come personaggi, dagli ultimi, dai perdenti e non dagli“eroi”.

- Chissà poi quali sono i veri eroi……ma alla fin fine il teatro cosa è per te, in tre aggettivi?
Magia, sacrificio e comunicazione.

- Cosa è per te la rappresentazione teatrale?
LA MESSA IN SCENA COME RITO. Lo spazio scenico per me è
sacro, un luogo da non contaminare.

- ….e il confine tra arte e follia?
Il confine è molto labile. Sono sempre stato attratto da
personaggi un po’ folli che spesso sono protagonisti dei testi contemporanei.

- Ultimamente ti sei avvicinato al cinema, scrivendo una sceneggiatura a quattro mani con il regista Domenico Natella: “ Dream on : sogni sospesi a mezz’aria” apprezzata da diverse case di produzione cinematografiche. Cosa ti ha dato questa esperienza?
E’ stata un’esperienza faticosa, ma interessantissima. Il cinema ed il teatro sono due mezzi di comunicazione diversi. Una sceneggiatura è un racconto per immagini, in cui l’espressioni del viso contano più delle parole e la sintesi è una caratteristica del mezzo, a differenza del
teatro dove il verbale è fondamentale……..

- Forse potrebbe essere il tema di una nuova intera intervista….aggiungi due elementi di differenziazione fondamentali….
Una sceneggiatura cinematografica lascia più libertà all’immaginazione, perché si può scegliere tra le più disparate ambientazioni. La prerogativa del teatro, invece, è il contatto diretto tra l’attore e lo spettatore.

- Quale consiglio daresti a coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del teatro?
Io credo che il talento non basti e che non bisogna mai stancarsi di studiare e di approfondire. Non si finisce mai di imparare.
La vera vocazione artistica, molto rara al giorno d’oggi, è come quella religiosa: è una meravigliosa malattia da cui non si guarisce mai nonostante le tante
difficoltà: non si riesce a non seguirla.

- Cosa ti aspetti dal futuro mondiale?
Che si dia molto più spazio alla cultura. Mi è capitato di andare a teatro e vedere
pochi spettatori giovani: ho provato una grande tristezza. Ma voglio essere fiducioso: la nobile ed antica arte del teatro non finirà mai.
Ho l’impressione che oggigiorno i ragazzi privilegino il lato materiale e non quello spirituale, perdendosi delle grandi emozioni.

- …e dal tuo futuro personale?
Vorrei continuare il mio lavoro di regista, sperando
di incontrare, nel mio percorso artistico, persone che abbiano la mia
stessa concezione del teatro e di avere un sostegno economico da parte
delle istituzioni.
A volte mi demoralizzo viste le tante difficoltà, ma so, dentro di me, che mai mi abbandonerà il sacro fuoco del teatro.

Angela D’Onofrio intervista Giuseppe Malandrino

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