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Filmetti piccoli piccoli e siti grandi grandi
Inserito il 16 novembre 2006 alle 18:28:00 da fonzo. IT - ATTUALITA': News dall'Italia e dal mondo

Sulla vicenda del ragazzino Down se ne sono dette tante…molte cose fondate…analisi sociologiche, la scuola che non va, la carenza di valori, i giovani che non credono in niente, i genitori che credono ad ancora meno.
NESSUNO però, NESSUNO, ha posto l’accento su un altro aspetto indegno di questa triste vicenda.
Ci spieghiamo meglio…
se questo sito domani, per una “botta” di pazzia prendesse il logo di Google e lo inserisse sulle sue pagine, tempo dieci secondi che uno stuolo di avvocati superpagati da potenti società multinazionali si avventerebbe sul Kayenna.
“Non è possibile” direbbero, “il logo è nostro e lo usiamo solo noi…prego pagateci i danni”.
Lo stesso sito tuttavia, cui certo non manca né il personale né la tecnologia, ha permesso che per tanto tempo un filmato di merda rimanesse nella Top Ten dei dieci filmati più scaricati senza che nessuno si accorgesse di niente. Ripetiamo nella Top Ten…con un’accessibilità ben maggiore di quanto si avrebbe avuto se avessero caricato il superotto di una prima comunione e con una possibilità di controllo da parte del sito elevatissima.
In questo caso Google non ha fatto una bella figura, neanche concedendogli le “attenuanti della buona fede” (perché nel caso contrario la famiglia del ragazzino avrebbe le sue buone ragioni per fare un mazzo così ai soloni di Google.).
Possibile che ci si senta a posto semplicemente “scaricando” la responsabilità su chi “carica” i filmati.
La verità ormai è che internet sta diventando sempre meno libera e che i “grandi siti” investono sempre di più in grandi idee (la televisione sul web è la nuova frontiera dell’economia) e sempre meno nel controllo dei contenuti. Fortunatamente dietro Kayenna ci sono persone, che forse guadagnano meno … ma che di fronte ad un caso del genere “ci guadagnano” di più.
Per dieci giorni i giganti del web siamo stati noi che non permettiamo queste cose.


C'è da meditare, non si tratta di censura, ma di rispetto delle persone che oggi segna il passo.

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